La Pachamama

Nella cosmogonia delle Ande boliviane la visione del mondo e dell’ecosistema differisce radicalmente da quella occidentale, dove l’uomo si trova al vertice di una piramide che lo pone in posizione di dominatore dell’intero creato. Nell’interpretazione degli indigeni boliviani, invece, l’ecosistema è un tutto indivisibile, dove ogni soggetto entra in una relazione paritetica e simbiotica con gli altri esseri viventi e l’uomo, lungi dal trovarsi al centro di questo mondo, è soltanto uno dei tanti attori, che si relaziona con gli animali, le piante, il suolo e tutti gli altri elementi.

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La visione del mondo andina è il fulcro del pensiero e dell’azione de La Pachamama (la madre terra) azienda agricola fondata da Maurizio Radin a Marostica. Maurizio e la moglie Isabella negli anni ‘80 partecipano a numerosi gruppi di solidarietà per l’America Latina. Erano gli anni della caduta delle dittature militari e della diffusione della teologia della liberazione, un cambiamento profondo per un continente martoriato da secoli di ingerenze colonialiste e imperialiste. Questa loro spinta all’attivismo per quella lontana terra li stimola ad abbandonare temporaneamente i loro posti di lavoro – lui all’ufficio commerciale estero della Mondadori a Verona, lei al centro servizi per il ministero del lavoro a Venezia – e di spostarsi in Bolivia, dove vengono coinvolti in progetti agricoli nelle zone rurali, a stretto contatto con gli indigeni. Ci rimangono 5 anni e lì, nel frattempo, nascono anche i loro primi due bambini. Partiti con l’idea di risolvere i problemi della fame del mondo a suon di civiltà e democrazia, tornano dopo questo lungo periodo cambiati, convinti di aver ricevuto molto di più di quello che avevano dato.

In Italia la scelta era se riprendere ognuno col proprio lavoro precedente, oppure se tentare una vita assieme, lui, la moglie e i figli, costruendo, nei quattro ettari di terra di proprietà, un’azienda agricola, da gestire in base ai principi appresi durante il viaggio, quelli della Pachamama. Era il 1996 e nasce la fattoria. La conversione al biologico è immediata, l’orto, il mais, il frutteto, l’oliveto e il vigneto sono tutti lavorati secondo le pratiche dell’agricoltura naturale. Nel 2001 viene anche inaugurato un laboratorio di trasformazione per far fronte ai cali produttivi invernali e realizzare prodotti quali passate di pomodoro, conserve, marmellate, succhi, frutta essiccata. Oltre a ciò, importante è anche la produzione di vino – vinificato presso la Cantina Valleogra – di olio – la cui molitura avviene presso la vicina Cooperativa Pedemontana del Grappa e di farina, essendo parte della Cooperativa Mais Marano.

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Ma La Pachamama non è solo produzione, ma anche educazione e inclusione. Nei primi anni di vita si delineano i suoi tratti di fattoria didattica: un’amica propone di portare la classe del figlio in visita alla fattoria e ciò apre a Maurizio la possibilità di comunicare ai ragazzi cosa significhi un cibo etico, naturale e sano. Le scuole in visita aumentano in poco tempo e nel 2001 l’azienda diventa ufficialmente fattoria didattica.

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L’aspetto dell’inclusione è invece legato ai tirocini formativi e agli inserimenti lavorativi che La Pachamama ha ospitato nel tempo. Maurizio, infatti, è stato precursore e promotore della fattoria sociale, come luogo di valorizzazione e potenziamento delle abilità di soggetti svantaggiati. Già alla fine degli anni 90, infatti, il SIL – Servizio di integrazione lavorativa – dell’Ulss contatta l’azienda affinché ospiti dei ragazzi e la Pachamama si impegna per portare avanti i progetti. Le esperienze hanno successo e proseguono fino a che, nel 2005, un educatore che seguiva un ragazzo inserito nell’azienda nota i suoi notevoli miglioramenti, tanto da spingere Maurizio ad attivare un vero e proprio centro diurno per l’accoglienza di ragazzi con disturbi psichiatrici. Il centro diviene una vera e propria avanguardia ed un incubatore di progetti d’inclusione sociale, creando momenti di lavoro, condivisione e crescita per operatori e ragazzi. La convenzione con l’Ulss per il centro diurno terminano nel 2017 e ora La Pachamama prosegue con gli inserimenti lavorativi tramite il SIL.

Un ultimo aspetto di questa multifunzionale azienda è quello del turismo rurale. Con quattro asini, arrivati mano mano dal 2005, Maurizio organizza attività didattiche e trekking someggiati nelle alture della zona, al fine di far conoscere il territorio ai turisti e creare una relazione con un’animale come l’asino che per secoli è stato compagno dell’uomo.

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La propositività e l’attivismo di Maurizio sono strabordanti. I suoi prodotti si possono trovare nel suo punto vendita e in diversi mercati. Le iniziative che organizza coprono tutti i campi, da quello agricolo, a quelli sociale, culturale e didattico, tanto che è complesso definire la fattoria soltanto un’azienda agricola. Ma forse era proprio questa l’intenzione di Maurizio, ossia quella di creare una realtà multifunzionale dove l’aspetto produttivo fosse solo una parte del tutto e che altre attività e proposte trovassero ugual peso, per realizzare un cibo sano, ma anche per diffondere valori come il rispetto della terra e degli altri esseri viventi. Come intendono le popolazioni delle Ande la Pachamama, la madre terra, visione filosofica e stile di vita che Maurizio e la sua realtà condividono e tentano di divulgare giorno dopo giorno.


I prodotti: ortaggi, olio, farina, vino
Certificazione biologica: Sì
Punto vendita: Sì
Ristorazione: No
Ospitalità: No
Sito web: http://www.asineriasociale.it/
Email: maurizio@asineriasociale.it
Fb: Fattoria Sociale Pachamama
Contatti: 320 0144451


bandiera inglese Maurizio Radin founded La Pachamama after a long experience in Latin America, in Bolivia, working as a farmer within the local communities. La Pachamama produces vegetables, wine, oil, tomato sauces and corn flour. The focus of the project is on integration of people with social disadvantages.


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